I Fratelli Agnes a Rovescala: La culla dell’Oltrepò

L’Azienda Agricola I fratelli Agnes a Rovescala è avamposto dell’Oltrepò tra Pavia e Piacenza. La tradizione enoica locale ha radici molto profonde, come attestano reperti archeologici risalenti all’età romana.

Un documento fra tutti merita la citazione, sia per la significativa testimonianza, sia per lo sfondo pittoresco dell’evocazione storica. E’ un rogito notarile del 22 marzo 1192, conservato a Milano presso l’archivio di Stato, nel quale, a saldo di un debito, tre feudatari lombardi, nobili creditori, impongono al conte di Rovescala, Anselmo, non la restituzione del denaro, bensì la fornitura di 600 congi (20 ettolitri) “de puro vino suarum vinearum de Rovoscalla, de meliori quod habuerit super locum “

 

Bonarda fermo dell’O.P DOC Millennium F.lli Agnes 2016

Millennium Fratelli Agnes 2016

Descrizione guida Vitae AIS, attribuzione 3 vitae per la grande qualità:

Rosso rubino impenetrabile. Al naso rivela il suo corredo di amarena sotto spirito, confettura di more, petali di viola, a cui seguono cenni di cannella e noce moscata, radice di genziana ed erbe di montagna. All’assaggio colpisce per impatto, buona freschezza e poderoso tannino. Conclude con frutti scuri e spezie supportate da nuace di cenere. Per un anno in botte grande di rovere.

Abbinamento: angus argentino alla griglia

L’articolo di Paolo Massobrio uscito su Il Tempo del Vino (Rizzoli, 2006)

I Fratelli Agnes a Rovescala

Secondo l’autorevole opinione dello storico Flavio Fagnani, il significato del nome Rovescala risulterebbe dalla interpretazione combinata del termine latino rovora o robora, in italiano “roveri”, e da quello tedesco arcaico skalla, da cui il moderno schallen, letteralmente “scortecciare”. Sembra si volesse così indicare la allora diffusa pratica di estrarre dalla corteccia delle querce i tannini, utilizzati soprattutto per la concia delle pelli.

Si ritiene che, già prima dell’anno mille, Rovescala fosse un vero e proprio villaggio che riuniva già un certo numero di abitanti. Frammenti di anfore, vasi, bottiglie di vetro, e persino un prezioso cyathus di bronzo, usato per la mescita e l’assaggio dei vini, sono venuti alla luce nel corso di recenti scavi archeologici eseguiti nel territorio del comune. Da questi reperti si fa inequivocabilmente risalire la coltivazione della vite all’età romana

Poculum Croatina Riserva in Barriques Oltrepò Pavese F.lli Agnes 2015

Poculum F.lli Agnes 2015

Descrizione guida Vitae AIS, attribuzione 3 vitae per la grande qualità:

Rosso rubino vivido e luminoso, consistente. Al naso si esprime con richiami di duroni, prugna, confettura di more di gelso, frutti di bosco macerati, viola e garofano e una componente speziata di pepe nero, anice stellato e macis; lievi cenni di liquirizia e polvere di cacao. L’attacco è intenso, fresco e dal tannino giovane, ma piacevolmente arrotondato; corpo voluminoso e gustosa persistenza che si esprima con scie di spezie. Matura per un anno in Barrique.

L’articolo di Paolo Massobrio uscito su I Giorni del Vino (Einaudi, 2009)

Possessione del Console Bonarda dell’O.P. fermo in acciaio F.lli Agnes 2018

Possessione del Console F.lli Agnes 2018

Il vino Oltrepò Bonarda DOC si ottiene da uva Croatina, la cui etimologia deriverebbe da croatta – cravatta e starebbe a indicare che il vino ottenuto da Croatina si beveva nei giorni di festa, quando appunto veniva indossata la cravatta.

Il Bonarda Vivace Campo del Monte è stato il primo vino rosso frizzante italiano a ricevere i prestigiosi tre bicchieri di gambero rosso.

Bonarda Vivace dell’O.P DOC ‘Campo del Monte’ F.lli Agnes 2019

Bonarda-vivace-campo-del-monte

Il Loghetto

Un bellissimo colore intenso rubino porpora vivace. Al naso esce subito l’intensità e le spezie, finissime, di immensa e inesorabile eleganza. Un ventaglio aromatico complesso in cui il frutto non è mai coperto dalla spezia ed è in un equilibrio maniacale. identificare tutti i descrittori è impresa dura talmente è elevata la complessità. Al naso si percepisce anche una scia sapida, un minerale iodato. Il bouquet si apre rapidamente e si distende adagiandosi su un fondale marino. Radici e balsamico, avvolgente.
In bocca è un esplosione, un tannino generoso, potente, che sa dove andare. La vigna sta esprimendo tutta se stessa che più non può! L’immensa avvolgenza e morbidezza è all’improvviso interrotta nel finale ammandorlato, che crea un nuovo livello di suggestione e riprepara l’anima ad inoltrarsi sempre di più dentro se stessa.
Cola, china, liquirizia. Un l’attacco leggermente pungente al palato, sulla punta della lingua una leggera morbidezza che si dipana avvolgendo tutta la bocca con il suo tannino. Ed eccoci di nuovo ancora al finale, che questa volta prende un tratto agrumato quasi di twist di scorza d’arancia e poi di un nuovo l’ammandorlato che ci invita inesorabilmente alla riscoperta di noi stessi, con un nuovo sorso. Lo riannusiamo ed ecco… il fungo, il sottobosco …

Loghetto Rosso Ammandorlato Fine F.lli Agnes 2018

loghetto fratelli agnes

Agnes: quella Bonarda è un posto dell’anima

Ci sono luoghi che danno l’impressione di essere fuori dal tempo e ci sono vini che sono dei luoghi. Nascono prima nel cuore che nel cervello. Il Loghetto , ottenuto da cloni di uve antiche è un vino così. Si potrebbe individuare immediatamente anche in una degustazione alla cieca. Perché appena lo versi nel bicchiere l’unghia appare subito viola, gli archetti sui bordi del bicchiere sembrano disegnati, la fluidità quasi inciampa in un corpo che è lì, netto prima ancora di bere. Poi appoggiando il naso è un cappello con le ciliegie, che fuoriescono stando nel bicchiere, mentre appare nel sottofondo il profumo gradevole del mallo di noce. Ma è in bocca dove la sensazione di straniamento è più forte. E’ ampio, caldo, l’ingresso è dolce, mentre il tannino di certo non levigato, si fa allappante. E’ un vino tutt’altro che perfetto, anzi per alcuni potrebbe addirittura avere dei difetti. Invece a guardalo dentro senti il fascino delle cose antiche, capisci che non ci sono sbagli ma è un risultato cercato, una filosofia che si specchia in maniera diversa anche negli altri vini. Poi scopri la bottiglia, noti un’etichetta che avresti potuto trovare cinquant’anni fa, con quella annotazione gentile “vino ammandorlato” che significa dolce (o quasi). E’un vino da dessert? Non proprio. Qualcuno potrebbe pensarlo vicino al formaggi, qualcun altro tentare un accostamento con il cioccolato: a me sembra un vino perfetto per le caldarroste e mi piace immaginarlo nelle sere autunnali, come vino da bere tra amici.