La Pipina Nebbiolo d’Alba DOC anfora 2017

La Pipina Nebbiolo d’Alba in Anfora si presenta nel calice di un color granato piuttosto fitto: sin dal primo sguardo appare un Nebbiolo atipico, denso e materico.
Al naso mostra un’ iniziale ritrosia, quasi temesse di svelarsi subito.

La pazienza viene ricompensata da un corredo olfattivo poliedrico ma misurato, che si dipana poco a poco nel calice inizialmente con sentori concentrati, quasi cupi, di cassis e mora del rovo, per poi concedersi su sfaccettature più speziate, come trasportando la memoria in un souk mediorientale: note di cardamomo, incenso, una sfumatura di karkadé, un lieve accenno pepato.

Chiude con sentori più familiari di viola e foglia secca, mentre una certa pungenza alcolica fa sempre da comprimaria.
In bocca è vigoroso e centrato, ad un sorso fresco e succoso succede subito l’evidente nerbo del tannino che il tempo deve ancora domare. Un vino asciutto, non eccessivamente persistente ma di grande personalità. Da seguire in evoluzione.

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MONFORTE D’ALBA

La conformazione del terreno di Monforte incorpora principalmente tre diverse formazioni geologiche: la formazione di Lequio è calcarea con marne, rocce sedimentare composte da una frazione argillosa e da una frazione calcarea;          le arenarie di Diano più sabbiose e le marne di Sant’Agata, un suolo, in questo caso, sabbioso e ricco di fossili. Queste tre formazioni geologiche apportano ognuna le sue tipicità rendendo lo Stermà un vino complesso e armonico.

Adiacente al vigneto Stermà si trova quello della Barbera Zabaldà e a pochi metri di distanza più in basso si trova quello del Dolcetto Ricciaia. La giusta pendenza della collina garantisce una perfetta illuminazione e quindi una maturità del frutto sempre ottimale.

LA BIOCA 

Il nome della azienda  deriva dalla parola piemontese “biòca”, che indica una persona decisa e con la testa dura. I vigneti comprendono 9 appezzamenti per un totale di 9,1 ettari piantati tra il 1961 e il 2017, che si trovano nei comuni di Monforte d’Alba (Bussia, San Sebastiano), Novello (Ravera), La Morra (Castagni e Croera), Barbaresco (Secondine, Ronchi) e Roddino (Corini). I terreni in base alle diverse percentuali di sabbia, argilla e calcare che contengono danno vita a varie tipologie di vini: da quelli eleganti e profumati a quelli più alcolici, robusti e longevi. 

Il clima in questa zona del Piemonte è di  tipo continentale temperato, con piogge che si concentrano soprattutto nel mese di maggio. Le Langhe si caratterizzano anche per la buona luminosità, che favorisce la fotosintesi clorofilliana. La vendemmia delle uve solitamente inizia a fine settembre, con le operazioni di diraspatura e pigiatura che vengono effettuate contemporaneamente attraverso l’impiego di un apposito macchinario, chiamato proprio diraspapigiatrice. I vini langaroli, come da tradizione, vengono fatti invecchiare e stabilizzare all’interno di botti di legno, dove si verificano i processi di affinamento e gli scambi gassosi tra il legno e il mosto messo a fermentare. L’affinamento dona al vino il suo sapore e il suo profumo caratteristico. In base alla grandezza delle botti e al tipo di legno con cui sono fatte si possono ottenere vini molto diversi tra loro.
Da La Bioca si coltivano anche varietà autoctone rare, quali il Rossese Bianco e la Pelaverga.