Domenica 9 ottobre 2022 abbiamo vissuto una degustazione emozionante di solo Vespolina di Paride Chiovini proprio nella sua cantina a Sizzano con la guida del carismatico relatore AIS Guido Invernizzi.
Guido inizia subito la presentazione con il confronto con la Francia, pensando a quanto siano bravi i francesi a valorizzare i loro vini “venderebbero ghiaccio agli eschimesi” e spesso a quanto noi italiani non siamo in grado di raccontare e far scoprire le nostre eccellenze.
Prosegue Guido indicando come in Francia uno dei vitigni geneticamente più speziati sia il Syrah, vitigno di punta nelle illustri zone della Valle del Rodano Settentrionale con vini celebri in tutto il mondo: Hermitage, Côte-Rôtie e Cornas.

I profumi del vino dipendono da molecole odorose volatili presenti nel vino in concentrazioni variabili, alcuni profumi speziati sono quello di cannella dovuto all’Aldeide Cinnamica, chiodo di garofano con l’ Eugenolo e l’Isoeugenolo o la vaniglia con l’Aldeide Vanillica. Queste molecole odorose in genere si formano grazie all’affinamento in legno, invece in alcuni vitigni sono già presenti nella genetica del vitigno e quindi possono essere percepiti anche senza affinamenti in legno, ma utilizzando il solo acciaio.
In Italia abbiamo diversi vitigni che hanno tipici profumi speziati, come lo schioppettino in Friuli, la corvina nel Veneto, il Grüner Veltliner in Alto Adige, la vernaccia nera nelle Marche, ma fra tutti ce n’è uno che presenta la più alta concentrazione di molecole odorose di aromi speziati: La Vespolina in Piemonte.

La Vespolina è il vino della tradizione, il più tipico dell’Alto Piemonte nella zona del Novarese, dove infatti concorre storicamente nella composizione della unica DOCG novarese Ghemme insieme a nebbiolo e uva rara. Da tradizione la Vespolina vinificata in purezza viene bevuta giovane nel suo primo anno di vita, è un vino molto fresco, fragrante, fruttato e invitante, di piacevole beva. Tuttavia, prosegue Guido, la vespolina ha anche un’altra grande caratteristica che la rende unica oltre alla speziatura ed è la sua acidità. Interviene ora Paride illustrandoci come nel nebbiolo, vitigno famoso in tutto il mondo proprio per la sua attitudine all’invecchiamento, l’acidità totale in genere si attesti su valori che vanno da 5 a 6 g/l. a seconda delle annate e del terroir. Nella Vespolina il numero è da capogiro e certamente nessuno si sarebbe mai aspettato dai 6 fino agli 11 g/l. Siamo a cifre che darebbero del filo da torcere anche al più fresco dei vitigni il Riesling.
Alla Vespolina non manca neppure il tannino, in alcune vecchie annate che poi andremo a degustare lo abbiamo percepito molto bene, è un tannino comunque più delicato di quello del nebbiolo, ma insieme all’esuberante acidità rende la Vespolina un vino adatto all’invecchiamento.
L’invecchiamento della vespolina è l’argomento di questa degustazione e ora iniziamo con la prima vespolina, partendo dalla più giovane.
Nella Vespolina Afrodite 2020 di Paride Chiovini emerge subito la pulizia al naso, che sarà il tema conduttore dell’intera degustazione. Un naso bello, invitante, tipico di come tradizionalmente viene bevuta la vespolina. In bocca è un vino freschissimo, l’acidità fa salivare molto e in modo costante, il tannino è ben presente cosi come la sapidità. Un’altra caratteristica che troveremo in tutti i vini di Paride in degustazione è l’equilibrio. Sono tutti vini in cui l’alcol è gestito magistralmente, non va ad interferire con la sensazione cardine, la scorrevolezza di beva.
Procediamo la degustazione con la Vespolina Afrodite 2017, Paride ci fornisce subito indicazioni sull’andamento dell’annata, tristemente famosa in tutta Italia per la sua siccità, ha piovuto poco e ha fatto molto caldo, la vendemmia si è dovuta anticipare. Anche nel Piemonte e a Sizzano non vi è stata eccezione, tuttavia la vespolina ha mantenuto sempre la sua notevole acidità. La caratteristica della 2017 rispetto alle altre annate è un colore più scuro nel bicchiere, è densa e ricca di materia. L’annata calda ha dato queste caratteristiche. Al naso sempre pulita, seppur meno esuberante rispetto alla 2020 e in bocca è ricca e concentrata, il tannino è più percettibile e sempre grande acidità e sapidità. Alcol gestito in modo impeccabile. Equilibrata.
Proseguiamo con la Vespolina Afrodite 2016, appena porto il bicchiere al naso mi rendo conto di essere di fronte ad un grande vino e probabilmente al vino della giornata. Anche Paride e Guido hanno subito un sussulto e confermano. L’annata 2016 è una delle migliori di sempre, un’annata perfetta che molto spesso da vita a grandi vini da standing ovation. La Vespolina di Paride del 2016 è uno di quelli e Guido indica subito come in un possibile punteggio di scheda ais arrivare al 90 ci si metta pochissimo e poi tutto a salire. Il naso è intrigante, ha mantenuto la freschezza e piacevolezza della gioventù, ma arricchito da profumi speziati delicati in sottofondo, una nota ferrosa, ma leggera, un vino che non è mai pesantezza, ma sempre eleganza e piacevolezza. Grande complessità al naso ed equilibrio in bocca dove emerge un tannino che riempe tutta la cavità orale in modo preciso e uniforme senza però andare oltre, come solo i grandi vini sanno fare. La sapidità regala anche un quid in più perchè aumenta quella sensazione cardine di gustosa scorrevolezza.
Arriviamo ora alla Vespolina Afrodite 2013, appena versata sembra restia a svelarsi, poi si apre e capiamo subito la caratteristica dominante di questa 2013, la sua complessità olfattiva. Rispetto alle altre annate ha uno sfaccettato bouquet olfattivo e ricco di rare famiglie odorose, prosegue Guido in maniera anche insolita visto che non è certo un relatore che usa spesso questi termini così particolareggianti nelle degustazioni, troviamo la canfora e il gesso e poi la crosta del Parmigiano Reggiano. Dopo aver scherzato con Guido, comunque capiamo che questa 2013 ha un bouquet molto complesso e in continua evoluzione. In bocca ribadisce la grande acidità e sapidità e un tannino ancora più presente e avvolgente rispetto alla 2016. Personalmente capisco la scelta di Guido di partire la degustazione con la più giovane e andare verso le meno recenti, il tannino è in crescita! Grande abilità ed esperienza del relatore.
Dopo questa affascinante 2013 proseguiamo con annate ancora più vecchie. Fin’ora non abbiamo trovato nessun segno di cedimento nel vino che possa farci pensare che sia vecchio o abbia perso capacità di invecchiamento.
Arriviamo alla Vespolina Afrodite 2009, se i vini degustati fino a questo momento presentavano un colore ancora rosso rubino, sempre vivace, ora la 2009 inizia ad avere i bordi granato, è il normale percorso di invecchiamento del vino che dal colore porpora passa al rubino poi al granato per arrivare all’aranciato. Questo rosso rubino con riflessi granato però è ancora vivace, non presenta opacità, è un vino sano che avrà ancora molto da dire in futuro. Siamo di fronte ad un vino che raramente un appassionato del settore ha avuto modo di degustare nella sua vita proprio perchè in genere la vespolina viene bevuta giovane come da tradizione e se capita, raramente, di berla invecchiata certamente non certo fino a 13 anni di invecchiamento come questa 2009. Ha retto benissimo il passaggio del tempo, l’acidità è ancora ben presente, non si è scalfita, il tannino è quasi ancor più presente della 2013 seppur più levigato ed elegante. Al naso è pulito, intenso, esuberante e lo speziato inizia a cambiare, non sono più le spezie della 2020 o del 2013, ma sono diverse, più rotonde, notevolmente diverse dallo speziato tipico dei vini invecchiati in legno. Un’esperienza unica ed emozionante.
Con la Vespolina Afrodite 2006 Paride ci dice che in quell’anno non aveva ancora iniziato a vinificare personalmente le sue uve e quindi le ha fatte vinificare da un’altro, ma le uve comunque erano le sue. Aver scelto di inserire questa annate è a livello didattico molto interessante infatti, seppur ancora un ottimo vino, emerge la diversa mano e stile. La 2006 ha tratti che la differenziano in maniera radicale dalle altre annate degustate, si percepisce che la mano del vinificatore è diversa. Il potenziale evolutivo è confermato, anche qua nessun segno di cedimento, tannino presente, molta acidità e sapidità. Un naso diverso dalle precedenti, meno pulito ma comunque fine. Paride a questo punto ci illustra la sua particolare scelta di vinificare mettendo un tappeto di uve con i raspi sul fondo del contenitore d’acciaio dove si svolge la fermentazione alcolica. Inoltre in fase di fermentazione alcolica effettua anche il delestage che consiste nello svuotare completamente il serbatoio in acciaio e immettere il vino nuovamente dall’alto, questo fornisce una notevole areazione al mosto/vino e rimescolo dei lieviti oltre che la rottura completa del cappello di vinacce. Questa operazione di cantina permette un’estrazione maggiore di colore e profumi che avvertiremo poi nel vino finito. Il delestage in genere si effettua solo per grandi vini, in Piemonte ad esempio per citare i più celebri, per i grandi Barolo o Barbaresco. Difficilmente si effettua un’operazione così importante per dei vini di pronta beva e questo ci fa capire quanto sia importante la Vespolina per Paride e la cura e attenzione che ci dedica.
A questo punto la degustazione sarebbe finita, ma Paride ci riserva una sorpresa e porta la sua prima bottiglia di Vespolina interamente prodotta e vinificata da lui, pressata letteralmente con i suoi piedi. Ci dice che è stata una prova generale e vuole farcela assaggiare comunque come intento didattico. Vespolina 2000, una bottiglia che attualmente ha 22 anni. Il colore è perfetto, anche meno granato rispetto alla 2009, sempre molto vivace senza segni di opacità. Un vino ancora molto piacevole, assolutamente bevibile, seppur privo della raffinatezza ed eleganza dei vini che poi produrrà negli anni successivi, ha tenuto la prova del tempo, ha ancora tutte le caratteristiche fondamentali di tannino, acidità ed equilibrio ben percettibili e ben bilanciate. Al naso esce qualche sentore animale, terroso, sicuramente meno fine rispetto alle altre, anche in bocca, ma ci testimonia la grande vocazione di Paride verso questo vitigno e la passione che da sempre lo anima.
La giornata sembra a questo punto definitivamente conclusa, ma una parola tira l’altra ed esce il discorso tra me e Guido su un altro vitigno tipico dell’Alto Piemonte e in parte anche della Lombardia in Oltrepò: L’Uva Rara, che nel novarese di chiama Bonarda Novarese (non ha nulla a che fare con la Bonarda dell’Oltrepò Pavese il cui vitigno è la Croatina). Sia io che Guido non abbiamo mai capito questo particolare vitigno, quello che uno si potrebbe aspettare o come può eventualmente evolvere, se può evolvere. Infatti tradizionalmente l’Uva Rara in Alto Piemonte viene usata in aggiunta al nebbiolo e vespolina nel Ghemme DOCG, Gattinara DOCG, Sizzano DOC, Fara DOC, Bramaterra DOC, Boca DOC, Lessona DOC, raramente viene vinificata in purezza perchè ritenuta un vitigno complementare.

Allora Paride raccoglie subito la sfida e ci propone di degustare una bottiglia di Uva Rara Briseide del 2011. In effetti lo stupore è tanto, è un vino al naso sempre impeccabile, molto pulito, fresco e piacevole e soprattutto invitante. In bocca la sorpresa è anche maggiore infatti di tannino ce n’è poco certo, ma comunque percettibile, l’acidità invece è notevole e nel complesso, grazie anche ad un equilibrio bellissimo, rende il vino dotato di fascino e grande bevibilità. Considerando che è un vitigno snobbato da molti e costa pochissimo, è sicuramente una bella conferma di longevità e qualità prezzo.

Nel mentre abbiamo pranzato con un buonissimo Risotto allo zafferano, visto che Paride con Maria Elena coltivano propio a Sizzano lo Zafferano e lo commercializzano in pistilli, assolutamente da provare per gli appassionati lombardi irriducibili (tra cui io stesso) del ris giald con l’oss buss.
Procedendo con il pranzo e degustiamo la punta di diamante di Paride, il suo Sizzano DOC con l’annata 2015. Un vino di una grande complessità olfattiva, di notevole scorrevolezza. Al naso è molto complesso, ampio, si mescolano molte famiglie odorose, dal fruttato, al floreale, al sottobosco, funghi, foglie secche, muschio, balsamico, erbe officinali. Abbiamo abbinato al Sizzano 2015 un dolce portato da me, la torta paesana tipica fatta con cioccolato, latte, uvetta e pane raffermo. Come ci dice Guido, il cioccolato permette abbinamenti anche inaspettati, visto che con il dolce andrebbe sempre abbinato un vino dolce, invece con il cioccolato si può provare abbinamenti fuori dall’ordinario e devo ammettere che con il Sizzano, in particolare l’annata 2015, l’abbinamento è ben riuscito.

Vi invito a provare i vini dell’Alto Piemonte e in particolare la Vespolina, l’Uva Rara e il Sizzano perchè l’appassionato di vino deve sempre essere curioso di scoprire nuovi vini per poi consigliarli a sua volta. In Italia abbiamo una grandissima varietà di vitigni autoctoni, spesso poco valorizzati anche a scapito di varietà internazionali che vengono purtroppo coltivate in tutto il mondo o in luoghi non adatti. Queste varietà internazionali coltivate nei posti meno vocati richiedono più cure e trattamenti e sono perciò più costosi e spesso anche meno rispettosi dell’ambiente e tradizioni. Invece i vitigni autoctoni, da sempre coltivati nelle loro zone di origine, hanno sviluppato un forte attaccamento con l’ecosistema dove sono da sempre connaturati e richiedono minori interventi da parte dell’uomo. Riflettono meglio il terroir e la storia del popolo che li coltiva. Dobbiamo apprendere una lezione che in Francia da sempre hanno fatto propria ovvero valorizzare quello che ci rende unici al mondo, che abbiamo solo noi, la nostra immensa varietà di vini e vitigni dal nord al sud e nelle isole.



