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Mamurra Lazio rosato IGT Monti Cecubi 2025

12.00

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CAECUBUS AGER

Nell’antica Roma erano molto ricercati i vini Caecubum e Falernum, che si contesero il primo posto fino all’inizio del Regno di Augusto. Gaio Plinio, detto il Vecchio, non aveva dubbi: prima il Caecubum (Cècubo). Oggi, nel suo storico areale di produzione, tra Fondi, Itri e Sperlonga, un’intraprendente enologa tenta di ricrearlo.

Quando si cerca di identificare i vitigni dei vini romani, ci si imbatte spesso in supposizioni, poiché i vini prendevano il nome dalle zone di provenienza, non dalle uve. Ad esempio, il Surrentinum, il Beneventanum e il Patavium erano vini provenienti rispettivamente dalla penisola sorrentina, dal beneventano e dal padovano. Tra i primi vini celebri per la sua origine c’era il Falernum, prodotto nell’Ager Falernus (attuale provincia di Caserta, Campania), molto apprezzato e costoso. Un’iscrizione a Pompei recitava che con 4 assi si poteva bere il vino Falerno. Tuttavia, Plinio il Vecchio sosteneva che il Cècubo fosse superiore al Falerno (“antea caecubum postea falernum”).

monti-cecubi

Il Cècubo era un vino prodotto nel Caecubus Ager ovvero in quel territorio compreso tra Terracina, Sperlonga, Fondi e Itri, lungo la costa del basso Lazio, dove le viti crescevano nella palude, maritate ad alberi di pioppo. Era un vino talmente raro e costoso che era utilizzato per celebrare eventi memorabili.

Nunc est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus… Caecubum (Orazio, Ode 1,37) “Ora bisogna brindare, ora bisogna danzare senza freni bevendo… Cecubo…” scriveva Orazio nelle sue Odi. E l’occasione lecita per festeggiare era la morte della detestata Cleopatra, e con un vino molto pregiato, il Cècubo.

Monti-Cecubi_storia

DESCRIZIONE 

Mamurra è la sintesi del legame profondo tra le radici storiche di un territorio e l’ispirazione enologica di un antico e virtuoso vitigno locale.
Il nome trae ispirazione dalla storica porta di ingresso ad Itri, Porta Mamurra, recante incise nella pietra, figure di serpente ed iscrizioni latine.

Di colore cerasuolo tenue; al naso delicate note di petalo di rosa si fondono a sentori di arancia sanguigna e pompelmo. La beva è salina, minerale e fresca venata di fiori e agrumi.

Le sue caratteristiche lo rendono di facile abbinamento, con pesci, crostacei e molluschi.
Da provare con una gustosa pizza contemporanea.

Temperatura di servizio 12°C

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CAECUS BIBENDUM 

A scoprirlo e diffonderlo a Roma è assai probabile che sia stato il Censore Appio Claudio Ceco, colui che nel 312 a.C. diede inizio alla costruzione della via Appia. Giunti tra Fondi e Formia, i lavori della strada rallentarono a causa della conformazione rocciosa delle colline, e il censore romano, non vedente, ebbe tempo e modo di conoscere meglio quei territori, venendo a conoscenza di un eccellente vino locale, che, portato a Roma, prese il suo nome, così come tutto l’areale di produzione. Cècubo, infatti, viene da caecus bibendum “il cieco che beve”.

VITIGNI AUTOCTONI RITROVATI

Non è facile risalire ai vitigni dei vini romani, ma per il Cècubo abbiamo alcune testimonianze. Si ritiene che fosse prodotto con due vitigni principali, tra cuil’Uva serpe, menzionata da Columella nel 1° secolo d.C. con il nome greco “dracontion” (serpente), utilizzata per un vino robusto.
L’altro vitigno antico del Caecubus Ager è l’Abbuòto, che alcuni identificano con il nome Caecubum. Questo vitigno era coltivato vicino a Fondi e Itri, nel Caecubus Ager, attorno al lago Puòto (da cui il nome Abbuòto). Le analisi genetiche confermano che questa varietà è rimasta localizzata nell’area.

abbuoto-grappolo

MONTI CECUBI

L’Azienda Agricola Monti Cecubi si trova a Itri, nel Lazio in provincia di Latina, sulle colline a vista del mare di Sperlonga, terra d’origine dell’antico Vino Cecubo, tradizione risalente all’epoca
della Roma repubblicana.

Nel luogo dove duemila anni fa si estendeva il Caecubus Ager, alla fine degli anni ’90, il notaio Antonio Schettino acquistò una masseria di circa 100 ettari, situata su una collina nel comune di Itri. Qui si trovavano piccole vigne di vitigni autoctoni locali, tra cui l’Uva Serpe e l’Abbuoto. Oggi la proprietà comprende 6 ettari di uliveto e circa 17 ettari di vigneto, dove le marze delle antiche vigne trovate sono state utilizzate per impiantare nuovi vigneti.

Chiara Fabietti, giovane enologa con studi a Bordeaux e una solida esperienza in grandi cantine italiane, guida oggi la cantina con l’obiettivo stimolante, ma non semplice, di far rinascere e far apprezzare nuovamente i vini dell’antica Roma, in particolare il Cècubo, il vino era già noto più di duemila anni fa, ma com’era veramente rimane un mistero. A Chiara Fabietti spetta il difficile, ma affascinante, compito di riscoprire questa archeologia vinicola, tra vigna e cantina.

Informazioni aggiuntive

Tipologia

Rosato

Zona di produzione

Fondi, Itri, Sperlonga e Formia. Provincia di Latina

Annata

2025

Alcol

12 % vol.

Vitigni

Abbuoto

Età del vigneto

Oltre 50 anni

Terreno

Argilla, Calcare, Fertile, Sostanze organiche

Altitudine

Oltre 300 m.

Fermentazione Alcolica

Acciaio

Lieviti

Indigeni

Malolattica

Acciaio

Affinamento

Acciaio

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